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Via Guglielmotto d'Otranto
Le informazioni biografiche su di lui sono scarse, sappiamo, però, con certezza che nacque a Otranto all’inizio del XIII secolo. Monaco Basiliano, visse con molta probabilità nel monastero di San Nicola di Casole in Otranto, anche se c’è chi sostiene che abbia vissuto nel monastero cistercense di Sant’Angelo Frigilo in Mesoraca, in provincia di Catanzaro.
Guglielmotto d’Otranto compose diverse poesie e fu definito “teologo molto dotto”. Quasi tutte le sue composizioni, purtroppo, furono distrutte nell’incendio del Monastero in seguito all’invasione della Città per mano dei Turchi nel 1480.
Pur tra le tante opere perdute, si salvò un sonetto dedicato all’Ostia Consacrata a sostegno del dogma cattolico dell’Eucarestia, un sacramento/mistero a suo tempo molto discusso e contestato. Sin dalla sua composizione, il sonetto fu apprezzato e divulgato in maniera capillare, tanto da ritrovarne chiari riferimenti in molte raccolte manoscritte dei secoli successivi. Come normale in quasi tutti i testi trascritti dagli amanuensi, il sonetto subì delle variazioni. Ecco uno stralcio: “O salve sancta Ostia sacrata / immaculato sangue e carne pura / Suma Creatura en Deo comunicata / de Virgo nata senza corruttura / oltra mesura fusti tormentata / morta lanzata misa en sepultura / da la Suma Natura suscitata / et enalzata sopra ognaltra altura / tu se quela armatura per cui vencimo / l’anticho primo perfido serpente / percutiente spirito dampnato / corpo sacrato en pane te vedimo / e certi simo che verisamente / se Christo Onnipotente et Deo carnato”.
Il sonetto di Guglielmotto rappresentò una delle prime testimonianze della poesia religiosa in volgare italiano, offrendo preziose informazioni sulla devozione e sulla liturgia del XIII secolo. La sua opera fu il riflesso dell’influenza della cultura monastica e della centralità dell’Eucaristia nella spiritualità medievale. Sebbene le notizie biografiche su di lui siano limitate, sappiamo che era associato alla Scuola Poetica di Casole, legata al Monastero di San Nicola di Casole e che il suo contributo alla letteratura religiosa medievale fu significativo, perché tangibile espressione della vivacità culturale del Salento in quel periodo storico.
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