Via Nicola di Otranto

(nettario di Casole)

Della sua nascita, avvenuta a Otranto, sappiamo ben poco ma è da circoscrivere fra il 1150 e il 1160. Quello che sappiamo con certezza è che morì nel 1235, in un’età compresa fra i 75 e gli 85 anni. Molto peculiare il modo in cui usava firmarsi, ossia  “Nicola di Otranto” o “Nicola Idruntino”. Il nome “Nettario di Casole”, invece, è quello che si diede nel momento in cui si consacrò alla vita religiosa. Viaggiò tantissimo, soprattutto prima della sua vita di Abate, al seguito di Cardinali Legati Pontifici (Pietro Capuano, Benedetto di Santa Susanna, Pelagio di Albano), incaricati di curare e mantenere i rapporti della Chiesa latina di oriente con la Chiesa greca e il patriarcato di Costantinopoli, al fine di risolvere le questioni diplomatiche connesse. Nel 1219, grazie alla sua notorietà, versatilità e conoscenza del latino e del greco, venne eletto Abate dai confratelli del monastero, cambiando, come accennato poc’anzi, il proprio nome in Nettario di Casole e divenendo il VII “Igumeno”. La sua produzione fu molto copiosa ma la sua opera più famosa è rappresentata dai tre “Syntagmata” (scritti con ogni probabilità tra il 1220 e il 1230, visti i chiari riferimenti all’allora papa Innocenzo III), in cui affrontò diversi aspetti delle dispute religiose fra la chiesa latina e la chiesa greca, criticando apertamente le posizioni della chiesa latina ritenute fin troppo teologiche ( l’assurdità dogmatica del filioque, la suddivisione del pane consacrato, la processione dello Spirito Santo) e con troppi riferimenti agli aspetti prettamente pratici dei regolamenti ( la barba dei preti, il culto relativo delle immagini le donne nello spazio dell’altare, il matrimonio dei preti stessi ).

Nota di rilievo è il fatto che i Syntagmata siano stati scritti sia latino che in greco, con due colonne sulla stessa pagina.

Nella conduzione del monastero, Nettario di Casole fu molto rigido nel far rispettare le tradizioni ma si conquistò una reputazione elevatissima,  confermata da diverse lettere di riconoscenza e attributi di stima, da parte di coloro che lo avevano conosciuto fuori dal monastero, dove la condotta severa non sortì, probabilmente, lo stesso effetto.  Morì il 9 febbraio del 1235 “attempatissimo”.

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