Via Antonio de Ferrariis

Detto “il Galateo”, naque a Galatone nel 1448 e fu consanguineo dell’arcivescovo Stefano Pendinelli, morto in Cattedrale durante l’assedio ottomano.  Uomo noto per la cultura ampia e poliedrica (fu filosofo, medico, geografo e umanista) fu considerato uno dei personaggi più importanti del suo tempo. Svolse l’attività di medico a Gallipoli, dove sposò Maria Lubelli dei baroni di Sanarica ed ebbe 5 figli. Turbato dall’invasione ottomana di Otranto del 1480, cercò rifugiò a Lecce. Fra il 1481 e il 1495, ormai medico affermato, si spostò ripetutamente tra Napoli, dove prestò servizio presso la corte aragonese, e la Puglia, sua terra d’origine.

De Ferraris scrisse innumerevoli epistole in latino, saggi e trattatelli ma la sua opera più importante fu il “De situ Iapygiae”, libro in cui descrisse minuziosamente molti luoghi di Terra d’Otranto, concentrandosi anche sugli aspetti etno-antropologici e storici. Questa relazione gli fu commissionata dal conte Giovan Battista Spinelli, affinché il nuovo sovrano Ferdinando Il Cattolico potesse avere un quadro completo dei nuovi domini. L’itinerario descritto partì da Taranto e finì a Nardò dopo aver toccato tutte le località di mare e poi quelle interne. Quest’opera, scritta tra i 1510 e il 1511, può definirsi la più antica guida di Terra d’Otranto.

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